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Di una città puoi aver letto i suoi grandi autori, aver visto una serie di film appassionanti (a proposito, sono passati venti anni da Lisbon Story!), puoi persino averla già visitata anni prima ma le forme, i colori, gli odori, l’energia che si respira cambiano continuamente. Così è stato anche per Lisbona, che ho appena ritrovato trasformata e da cui mi sono lasciata sorprendere: paesaggi urbani rinnovati e zone creative in piena sperimentazione. Vedi per esempio LX Factory che a tratti mi è sembrata quasi una zona di New York, Brooklyn in particolare visto che si dipana sotto al grande ponte 25 di Aprile (quello ispirato al Golden Gate di San Francisco, per intenderci) e che consiglio assolutamente di visitare prima che diventi un altro Meatpacking zeppo di Luxury brands e super costoso. Gironzolate, comprate libri da LER, l’enorme libreria realizzata in una ex tipografia che emana fascino da ogni pagina, e magari qualche pezzo di mobilio vintage o reinterpretato da Maria Moinhos nel suo magico atelier. Se invece siete in vena di fashion shopping le collezioni di scarpe in sughero, qui cork, del brand Rutz, sono le più intriganti.

Stesso discorso per il quartierino trendy ma ancora autentico di Principe Real, un po’ oltre il ben più noto Bairro Alto (a proposito, alloggiando al moderno e stiloso Altis Avenida come ho fatto io, raggiungerete tutto a piedi e non vi pentirete di qualità/prezzo/servizio): qui di fronte alla piazza ancora verde e con i tipici chioschi dove leggere il giornale e prendere un caffè la mattina, sono sorti negli ultimi anni i più avanguardistici concept stores, e vecchi mercati e palazzi sono stati riconvertiti in stilosi centri al coperto di boutiques di fashion e design (tra tutti Embaixada, che si trova tra il negozio di cioccolato più famoso di Lisbona, il Corallo, e Solar, lo storico negozio di azulejos vecchie anche di due-trecento anni, entrambi da non perdere, credetemi).

E chicca delle chicche, scendendo verso Bairro Alto, in una magica stradina che si chiama rua Academia Ciencias e dove scommetto che ognuno di noi amerebbe vivere, ho scoperto una galleria d’arte, Galeria Ratton Ceramicas, specializzata di nuovo in mattonelle si, ma realizzate appositamente dagli artisti più interessanti di questi anni. Inutile dire che sono rimasta a parlare con il proprietario per ore ed ho finito per acquistare una delle piccole ‘opere democratiche’, come le chiama, cioè accessibili, per il costo modesto, a tutti frutto dell’invito che il gallerista fa espressamente ad ogni autore che espone. Una collezione nella collezione, insomma, che la galleria custodisce nei suoi archivi sul retro. E che si, lo ammetto, sono andata a sbirciare!

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Ma Lisbona mi ha riconquistata anche con una serie di boutiques innovative degne di una vera capitale europea. Tra tutte, Jans Studio contemporary craft, ovvero artigianato declinato da artisti contemporanei in maniera originale e accattivante, e di tutt’altro genere ma ugualmente innovativo, l’emporio di oggetti di tendenza A vida portuguesa: location e ambientazioni doc. Interessanti poi le collezioni moda di Filipe Faísca, e le borsette in feltro coloratissime e sciccose dell’atelier Loja da Burel. Prendete nota dei nomi, cercate i siti su google e mi ringrazierete, già lo so.

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Un’altra meravigliosa sorpresa è stato il ‘giovane’ museo di moda e design a Baixa, meglio noto come MUDE: realizzato nel palazzo della ex banca per le colonie vanta una finitura raw che sembra esaltare ogni pezzo esposto (tra l’altro magnificamente). Andateci e ne rimarrete colpiti. Io lo sono stata dall’esposizione al seminterrato, il vecchio caveau, incentrata tutta sugli occhiali (si, appassionate avete letto bene!), da quella al pian terreno che accoppia pezzi iconici di design ad abiti di stilisti di culto e ti fa veramente immaginare la vita e l’estetica dei vari decenni del Novecento, e ancora dalla magica mostra sui tessuti giapponesi Boro (che sono una mia passione), declinati in wabi sabi philosophy e, infine, da quella al terzo piano sui costumi teatrali e di scena di Antonio Logarto, ovvero Amleto e il Lago dei cigni proprio lì, a un passo da voi…. Come non approfittarne?

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Infine, passatemi un po’ di sana saudade, la nostalgia insomma di cose antiche e stilose… E se condividete le mie passioni non perdete la prova e i guanti da Luvas, 2 mq di eleganza e maestria senza tempo, così come il tè con le tipiche paste alla crema alla Confeitaria Nacional, dove potete fare una pausa dallo shopping, gomito a gomito con i locali. Gli indirizzi, al solito, li trovate online ma per tutte le news aggiornate c’è sempre l’ufficio del turismo di Lisboa (www.visitlisboa.com). A proposito, artigianato doc per regalini vari in rua do Arsenal 25 da Artesanato do Tejo: eviterete tanti giri affannosi last minute e rimarrete soddisfatte dalle proposte selezionate. Per ora è tutto. Tra qualche mese, farò un nuovo viaggio in Portogallo e c’e’ da giurarci che saranno ancora tante le nuove scoperte.

Buoni viaggi, care amiche di valigia!

(testo e foto di Marina Misiti) 

 

 

 

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2 thoughts on “Lisbon Story, ecco il mio carnet d’adresses

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